INCIPIT

Eccomi qui, una mattina come tante, tra le mani ho il biglietto che mi hai lasciato quando sei partita. Lo leggo e rileggo perché per la prima volta nella mia vita ho una descrizione di me. Parole che disegnano la mia siluette e che forse neppure io sapevo tracciare.

"Tesoro mio, sono in procinto di partire, volevo ringraziarti per quello che hai fatto per me. In questi mesi in cui non sapevo dove sbattere la testa sei stato il mio migliore amico, il mio fratello, il mio confidente, il mio complice ... Ti osservo mentre dormi sul letto, avvolto nella tua coperta, la stessa in cui abbiamo passato intere serate a guardare la televisione, mentre mangiavamo il gelato, a ridere o piangere davanti ad un dvd noleggiato poco prima, e mi soffermo a vederti perché così potrò immaginare questa scena quando sarò in qualche bar a sorseggiare un drink, sola, mentre fuori piove e vedrò scivolare sui vetri l'acqua ... quando dovrò affrontare le varie acrobazie quotidiane del vivere in una grande metropoli europea, dove tutto è diverso. Grazie per come sei, per quello che mi dai, per la pazienza che hai avuto e per aver saputo ascoltare come mai nessuno ... Sarai sempre nel mio cuore ... sarai sempre il mio miglior amico".

Scendo in cucina per mangiare le solite due fette biscottate con la marmellata, il caffè nero (perché, come dicevi sempre tu, nero è meglio) e penso a quello che hai scritto, a quelle parole in cui mi riconosco, parole che leggo sempre perché purtroppo non tutti mi vedono con i tuoi stessi occhi, la vita quotidiana è ben altra cosa. Mi piaceva quando tu eri qui, quando eri il centro della casa, il centro del mio mondo. Spesso il centro è sempre la parte migliore, come il centro di un cocomero che è solitamente più dolce del resto.